April 7th, 2008 · No Comments · attualità, film

Sabato pomeriggio sono andata con mio figlio al centro Affabulazione di Ostia, quartiere di Roma in cui vivo da sei anni, per assistere a “Non Tacere” il film documentario di Fabio Grimaldi, su Don Roberto Sardelli, l’esperienza della Scuola 725 nella baraccopoli dell’Acquedotto Felice a Roma negli anni Settanta e sugli allievi di allora, oggi adulti.

Siamo arrivati che la proiezione stava per iniziare.
Quasi subito nelle sequenze in bianco e nero del passato ho riconosciuto in un ragazzino con la maglietta a righe il mio ex-vicino di casa, Emidio, maestro di scuola elementare, che poi, finita la proiezione, ho scoperto con piacere essere presente in sala.
Emidio, sua moglie Santina e i loro due figli, sono i vicini che chiunque si augurerebbe di avere. A Emidio e Santina sono ricorsa in tre anni di “vicinanza” non solo quando mi mancava lo zucchero. La calma e saggezza di entrambi avevano un effetto benefico su di me, sempre esagitata.

Penso adesso con il libricino pubblicato dalla Provincia di Roma tra le mani, Non tacere – Don Roberto Sardelli e la Scuola 725 che ripropone la Lettera al sindaco del 1968 e presenta Scuola 725 – Per continuare a “Non tacere” – Contributo per un rinnovato governo della città (2007), che le storie _volendo_ possono avere un lieto fine.

Lieto fine non solo per la bella casa in cui Emidio e Santina vivono, ma soprattutto per la consapevolezza e coscienza politica e sociale acquisite e non andate perdute.
Per un modo di stare nel mondo, qui ed ora, che permette di guardare dritto negli occhi, senza alcun tipo di timore o compiacenza, e di chiamare le cose con il loro nome, sempre.

Sì, un lieto fine che rincuora.

Buona notte e buona fortuna

Elena

PS: Emidio è anche un bravissimo fotografo e, come si nota dalle poche sequenze, qui sopra, un volto di cui il cinema avrebbe avuto bisogno. Ciao maestro!

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