In tempi bui come questi (anche se il sole oggi splende _fuori_) la lettura è una saggia consolazione. E io leggo molto in questo periodo.
Consiglio vivamente a chiunque voglia iniziare a riflettere sul “precariato” (mamma che parola brutta) o sul “lavoro atipico” di leggere Sergio Bologna, Ceti medi senza futuro? Scritti, appunti sul lavoro e altro, DeriveApprodi, 2007.
L’autore si occupa di lavoro autonomo di seconda generazione, partite IVA e professionisti che offrono servizi alle imprese. Come i traduttori e le traduttrici _di testi tecnici_.
Consiglio questa lettura a chi come me, di sinistra dall’età della ragione, si è sentita dire dai sedicenti compagni e sindacalisti, ai quali illustravo le difficoltà e contraddizioni (assenza di diritti – abbondanza di doveri) legate alla mia professione, che sicuramente a loro _non_ potevo rivolgermi essendo io un’imprenditrice (dico lo giuro).
A loro dire mio referente sarebbe la signora Marcegaglia. Prosit!
Vaglielo a spiegare che (ma non dovrebbe essere l’ABC?) per essere un’impresa ci vogliono: il capitale (l’investitore), il management (l’organizzazione del lavoro e la gestione delle risorse) e la forza-lavoro.
Vaglielo a spiegare che seppure sono una lavoratrice organizzatissima proprio la prima voce, il capitale, per essere impresa mi manca?
Buona notte e buona fortuna
Elena










0 responses so far ↓
There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.
Leave a Comment