Care ragazze, cara Claudia,
ecco sono anche spergiura perché, pur non avendo più niente da dire, continuo a scrivere sul mio personale muro del pianto che questo blog ormai rappresenta.
Mettiamola così: lo faccio per te Claudia e per voi care ragazze.
Lasciare o non lasciare l’Italia?
_La domanda_ personale e collettiva, a quanto pare, di chi sta un po’ sopra e molto sotto i 40 anni.
La risposta immediata: si salvi chi può!
C’è chi sostiene che la prima risposta è quella che conta. Ed è la mia prima risposta, quella onesta.
Ma, se voglio continuare ad essere onesta, devo aggiungere: per andare in nessun luogo e da nessuna parte.
Decidere di partire non vuol dire che si arriverà alla meta.
Semplicemente perché la meta non c’è.
Non c’è un mondo migliore che ci aspetta.
Condivido, Claudia, tutto ciò che hai scritto e vado oltre: non solo per le/gli intellettuali vale ciò che sostieni.
Detto questo, posso solo aggiungere:
buon viaggio e buona fortuna
Elena











Cara Elena,
credo di cogliere la sostanza del tuo post. Alla fine anch’io come te credo che ciò che si avvicina alla felicità non dipenda né da coordinate geografiche e neppure dal rapporto competenze/retribuzione. Il viaggio è altro, ne sono consapevole e questo è anche il mio percorso esistenziale.
Tuttavia, durante questi giorni è emerso che c’è un’intera fascia generazionale italiana che in un modo o in un altro sta abdicando a diritti fondamentali, che riguardano una sfera molto sottile dell’essere umano: quella della propria dignità e della propria autostima. Proprio perché si parla fra donne sono certa che mi cogli al volo, perché solo noi con un secolo di lotta per la parità alle spalle sappiamo bene che se si abdica anche solo una volta al diritto fondamentale al rispetto per il proprio operato, è finita.
Ti abbraccio,
Claudia