La Guerra civile spagnola, finita sulla carta nell’aprile del 1939, è ancora una ferita aperta
Care ragazze,
questa mattina ho letto un articolo de EL PAÍS.COM, dedicato a uomini e donne che raccontano come vissero la Seconda Guerra mondiale. Schierati da una parte o dall’altra: perché fascisti o perché comunisti, al fianco di Hitler o al fianco di Stalin, nella División Azul o nel campo di concentramento di Ravensbrück.
Spagnoli di un altro secolo che pur condannando la guerra dichiarano che rifarebbero tutto ciò che hanno fatto.
Il fascista è orgoglioso del suo passato e il comunista afferma che tale resterà fino alla morte.
L’articolo voleva conciliare l’inconciliabile, penso io. I 106 commenti lo dimostrano. Se avete tempo leggeteli.
La Guerra civile spagnola tra il 1936 e il 1939 è stato il campo di prova della Seconda Guerra mondiale.
I primi bombardamenti sulla popolazione civile inerme furono fatti dalla Legione Condor della Germania nazista intervenuta in Spagna per sostenere Francisco Franco e le forze reazionarie che scatenarono la guerra contro il governo legittimo del Fronte popolare, eletto democraticamente nel 1936.
I governi dell’Europa restarono a guardare il massacro (oltre 1 milione di morti) adottando la politica del non intervento.
La solidarietà al popolo spagnolo fu offerta dai pochi giovani che diedero vita alle Brigate internazionali.
La parte che l’Unione Sovietica ebbe all’interno del fronte repubblicano fu nefasta, servì ad eliminare le forze anarchiche e comuniste non allineate con Stalin.
Così mi viene da pensare a Buenaventura Durruti e alla sua colonna, al sindacalismo anarchico spagnolo, alle donne che combatterono nelle Milizie e allo straordinario tentativo che la Spagna fece, fino a quando le fu concesso: la trasformazione del reale nei contenuti e nella forma.
quando e se avrete voglia e tempo potrete fare le debite ricerche in rete su Pascal Comelade. Scoprirete cose interessanti.
Il suo non genere musicale è in ogni caso il mio preferito.
La Generalitat de Catalunya ne dice due a Telecinco
Qualche giorno fa leggevo che Mediaset si espande in Spagna.
In tutta sincerità ho pensato che forse bisognerebbe avvertire gli spagnoli dei possibili effetti e delle inevitabili conseguenze di una tale sovraesposizione.
Apprendo oggi che la Secretària d’Infància i Adolescència del Departament d’Acció Social i Ciutadania, Imma Pérez, della Generalitat de Catalunya ha chiesto a Telecinco di sospendere la trasmissione del reality show Dejadnos solos.
Lo show è pensato come un Grande fratello per bambini. Due case, una per i maschi e una per le femmine, assenza di adulti, codici comportamentali da decidere in autonomia, niente premi e niente espulsioni. Almeno sulla carta.
La signora Pérez però non l’ha mandata giù e ha dichiarato di essere del tutto contraria al reality show, che non arricchisce i minori che vi partecipano di nulla di positivo ma che anzi mette in pericolo il loro diritto all’intimità, all’onore e la loro immagine.
Insomma, almeno in Catalunya, tanto sprovveduti non sono. E meno male.
La crisi finanziaria generata dai maschi, ostaggio del testosterone
Care ragazze,
quando ero piccola io, i maschi con cui entravo in competizione mi dicevano: “E dai, ora dimmi una grande musicista donna, una grande scrittrice donna, una scienziata donna ecc.”.
Eh, sapevo citarne diverse e allora loro dicevano: “Sì, vabbè, ma sono solo delle eccezioni”.
Para reivindicar Internet como un derecho, no como un eslogan publicitario, es preciso incluirlo dentro de lo público, como la educación o la sanidad, y no dejarlo en manos de proveedores privados que pueden acabar con la neutralidad de la red al margen de la legislación sólo con aumentar el coste de subir contenidos. Sabemos que en nuestras sociedades entregadas a la privatización es una reivindicación difícil, pero necesaria y un gobierno que realmente represente al pueblo que lo ha elegido debería ser capaz de llevarla a cabo.
Nos preguntamos si el gobierno tiene algún interés, aunque sea mínimo, en investigar nuevos modelos. Ni la lógica de la prohibición, ni tampoco la lógica del cambio de amo.La política de las multinacionales del entretenimiento ha ido dirigida a un solo objetivo: expoliar a la Humanidad de su patrimonio cultural. El cambio en el modo de reproducción de las creaciones podría suponer un avance para todos. Quizá no sea fácil. Pero, por una vez, no es mucho más difícil que prohibir y castigar. Se trata de recuperar la red para todos los seres humanos y no para las grandes empresas que cada día se adueñan de ella un poco más.
Droghe su prescrizione: ritalin, modafinil, piracetam che uso ne fanno i lavoratori e le lavoratrici tedesche
Care ragazze,
in una delle vite trascorse sono stata prof. Ho iniziato giovane, a 24 anni, proprio in Germania. Gli studenti e le studentesse mi sentivano “vicina” per età e per altezza, infatti ero poco più vecchia e molto più bassa di loro. Forse per questo confessavano a me l’inconfessabile.
Tra le altre cose: l’aver provato in modo assolutamente disincantato tutta (o quasi) la gamma di sostanze stupefacenti (droghe) offerte dal mercato.
Quindi: niente di nuovo l’articolo della FR-online.de sui lavoratori dopati.
Per essere “efficienti” prendono il ritalin, il modafinil e il piracetam.
Un business non da poco per l’industria farmaceutica
L’Assemblea legislativa del Distretto federale di Città del Messico ha approvato la legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso
Care ragazze,
consiglio di lettura, da uno dei migliori quotidiani europei EL PAÍS.
Quando vivevo in Spagna, meglio: in Catalogna, era il mio giornale. In un modo o nell’altro ce la faceva sempre, dalla prima all’ultima pagina, mi “acchiappava” e restavo a leggerlo senza potermene staccare.
Un grande quotidiano.
Ora che vivo nella provincia italiana, mi accontento della versione online. Che non è male, ma appunto, un contentino.
Bella questa notizia.
Come sono i tedeschi? le risposte di Munyao Mutinda kenyano che vive a Francoforte
Care ragazze,
lettura consigliata da Frankfurter Rundschau FR-online.de
Mi è piaciuta questa frase di Munyao: “Das Leben ist leichter, wenn man mehr Sprachen kann, habe ich gelernt. Und dass man etwas tolerieren kann, und auch sollte, was man nicht kennt”.
Ho imparato che la vita è più facile se si conoscono diverse lingue. E che si può o si dovrebbe essere tolleranti di fronte a ciò che non si conosce.
Blogger tedeschi hanno redatto un Manifesto sul giornalismo e l’informazione nel XXI secolo: il Manifesto Internet
Care ragazze,
un anno fa scrivevo in modo sicuramente imperfetto della bohème digitale tedesca.
Ora sempre dalla Germania e dai blogger tedeschi arriva il Manifesto Internet, del settembre 2009.
La versione italiana è di Marco Pratellesi e Francesco Tortora, che ringraziamo.
1. Internet è diverso
Il nuovo mezzo di comunicazione è molto differente rispetto agli altri media. Chi vuol lavorare nel campo dell’informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalisti nuovi e migliori.
2. Internet è un impero mediatico tascabile
Grazie a internet è possibile fare dell’ottimo giornalismo anche senza immensi investimenti. Il web riorganizza le strutture esistenti dei media abbattendendo gli antichi confini che esistevano tra giornali, televisione, radio etc.
3. Internet è la nostra società e la nostra società è internet Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale. I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione.
4. La libertà di internet è inviolabile
Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all’ architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l’accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi.
5. Internet è la vittoria dell’informazione
Per la prima volta grazie a Internet l’utente può scegliere realmente come informarsi e attraverso i motori di ricerca attingere a un patrimonio d’informazione immenso.
6. I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo
Grazie a internet il giornalismo può svolgere un’azione socio-educativa completamente nuova. Ciò significa presentare notizie in continuo cambiamento attraverso un processo inarrestabile. Chi vuol praticare il giornalismo deve essere stimolato da un nuovo idealismo e capire che le risorse offerte da internet sono un incredibile stimolo a migliorare.
7. La rete richiede collegamenti
La rete è fatta di collegamenti. Chi non li usa si autoesclude dal dibattito sociale e ciò vale anche per i sitiweb dei tradizionali mezzi di comunicazione.
8. Linkare premia, citare abbellisce
Chi fa giornalismo online deve offrire all’utente un prodotto sempre più completo. Linkare le fonti e citarle permette di conoscere direttamente e più ampiamente i temi di cui si dibatte.
9. Internet è la nuova sede per il discorso politico
Il giornalismo del XXI secolo deve fare in modo che il dibattito politico si trasferisca sempre di più sulla rete così il pubblico potrà partecipare direttamente ai discorsi politici e dire la sua.
10. Oggi libertà di stampa significa libertà d’opinione
I giornalisti non devono temere che la rete possa sminuire il loro compito di selezionare le notizie e informare. La vera dicotomia che invece internet realizza è quella tra il buon e cattivo giornalismo.
11. Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe
Sin dall’antichità l’umanità ha capito che più informazioni si hanno più è grande la libertà. Internet è il mezzo che può più di tutti può allargare la nostra libertà.
12. La tradizione non è un modello di business
Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.
13. Il diritto d’autore diventa un dovere civico su Internet
La rete deve rispettare il diritto d’autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.
14. Internet ha molte valute
Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.
15. Cio’ che rimane sulla rete resta sulla rete
Il giornalismo del XXI secolo non è più qualcosa di transitorio. Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore.
16. La qualità resta la più importante delle qualità
Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest’ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi.
17. Tutto per tutti
Internet ha dimostrato che l’utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare.