La crisi, la finanza, la politica, il reddito garantito: i commenti di Paola Furlan
Care ragazze,
Facebook, faccialibro, è diventato il luogo, chiuso, in cui si dibatte, si creano movimenti e gruppi virtuali, ecc. Tutto bello e interessante certo, ma si rimane lì, al chiuso, non nel mondo virtuale, che seppure solo consolazione e non reale, quanto meno è aperto e più vario e complesso.
Paola Furlan è un’amica che oltre ad essere bionda sa e sa fare bene molte cose.
Su FB ha lasciato una serie di commenti al link di “Steuer gegen Armut: tassare le transazioni finanziarie” che, con il suo permesso, pubblico qui.
Sarebbe stupido non condividere cosa scrive
.
I commenti di Paola Furlan:
Secondo me lottare per il lavoro non ha più senso.
Da una parte la finanziarizzazione della società: nella nuova economia per primi i creditori si sono ritirati dall’economia reale a vantaggio della finanza, poi gli sono andati dietro le stesse imprese, inclusa l’amministrazione pubblica (vedi il servizio sul caso Grecia, i derivati del comune di milano).
Dall’altra la tecnologia che è ormai l’unico vero motore della nuova economia (la finanza ne è la benzina).
Il lavoro non serve, in una società che vuole far soldi, il lavoro è una delle ultime risorse necessarie, per questo è così bistrattato. Inutile difenderlo, in una società del genere, per quanto si voglia lottare, il lavoro non ha nessuna speranza. Quindi, secondo me, o si cambia la società, ma ci abbiamo rinunciato da tempo
, oppure diventiamo direttamente azionisti di maggioranza, pretendiamo questo, gli utili che ne derivano, non il lavoro.
Uno solo dei tanti esempi possibili: sui normali conto correnti (dove non c’è speculazione finanziaria) si paga il 27% di tasse, mentre chi fa capital gain (differenza fra guadagni e perdite derivanti dalla compravendita di azioni o altri valori mobiliari) grava l’imposta del 12.5%.
Io preferirei vivere in un mondo fatto di economia reale, ma visto che tutto diventa finanziario, allora si pretenda il reddito garantito per tutti a prescindere dal lavoro, in quanto redistribuzione delle rendite finanziarie globali.
Attacco preventivo: “In mancanza di entrate via imposte, gli Stati sono ricorsi all’emissione di obbligazioni a tasso variabile per appoggiare il sistema finanziario, creando le condizioni per una nuova bolla. Amara ironia: i creditori privati hanno accettato questa congiuntura e le carenze politiche della zona euro, per fomentare la sfiducia sulle capacità degli Stati di rimborsare il loro debito e attaccare in questo modo i sistemi di protezione sociale in Europa. Non che vogliano solo avere grandi benefici, come George Soros quando provocò la svalutazione della sterlina nel 1992; il loro obiettivo è imporre determinate politiche. Vogliono evitare che i governi facciano politiche di stimolo della domanda attraverso la spesa pubblica e soprattutto vogliono evitare qualsiasi evoluzione politica che implichi una riappropriazione collettiva della ricchezza prodotta socialmente.
L’attacco finanziario, dunque, deve essere considerato un attacco preventivo, quello che i mafiosi chiamerebbero “una lezione”. Basti pensare all’atteggiamento dei giornali finanziari: “Se questa volta il giovane Papandreu sbaglia, la Grecia verrà punita ancor più duramente”, avverte The Economist. Se gli investitori si accaniscono sulla Grecia non è per l’incompetenza o la corruzione dei suoi governi, ma per la sua “debolezza” rispetto alla pressione sociale che reclama cambi radicali, debolezza messa in evidenza dal cambio elettorale dell’ottobre 2009.










6 responses so far ↓
1 Elena // Feb 19, 2010 at 10:27 am
Cara Paola,
leggo adesso dal giornale on-line che leggevo quando vivevo in Portogallo, O Público, che le 5 maggiori banche del paese, hanno subito un calo dello 0,3% nel 2009, guadagnando 5 (cinque) milioni di Euro. Al giorno.
http://economia.publico.clix.pt/noticia.aspx?id=1423411&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+PublicoRSS+%28Publico.pt%29&utm_content=Google+Reader
Ciao
2 paola // Feb 20, 2010 at 3:50 pm
In piena crisi finanziaria, al G7 2009, Tremonti diceva che i titoli derivati rappresentano un valore pari a 12,5 volte il Pil mondiale (che nel 2008 era di 57.000 miliardi di dollari).
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/02/tremonti-regole-derivati-G8.shtml?uuid=770afba8-03e2-11de-b262-02b204b540f4&DocRulesView=Libero
Secondo l’Ecofin (cioè i Ministri dell’Economia e delle Finanze della Comunità Europea) i titoli tossici contenuti nelle SOLE casseforti delle banche europee erano nel 2009 pari a 18.000 miliardi di euro.
C’è qualcuno che ancora pensa che il LAVORO sia una questione di cui ha senso parlare? Un argomento interessante? Un valore significativo, remunerativo nel sistema in cui viviamo, fondato sulla finanza? Credete che imprese, banche e pubbliche amministrazioni mandino avanti i loro bilanci in base al LAVORO e alla produzione? Il lavoro, anzi la produzione rappresenta meno di un dodicesimo delle sole transazioni finanziarie “tossiche” o “derivate”, fate voi (dico meno, perche’ nel prodotto interno lordo, oltre ai beni e servizi prodotti, sono compresi anche le imposte, gli investimenti e insomma varie cose che non sono propriamente LAVORO).
3 paola // Feb 20, 2010 at 4:25 pm
Ma che sono i derivati, i titoli tossici e tutta sta roba qui?
Elena, premetto: io non mi occupo di finanza, quindi capisco quello che posso, ma ho cercato di riassumere cosi’ prendendo il materiale piu’ comprensibile possibile almeno per me (se poi qualche esperto vuole fare di meglio, magari. Purche’ sia semplice da capire, perche’ troppi cittadini scontano una totale e storica ignoranza su questi temi, ignoranza voluta dai più per gestirci meglio).
Atto primo: il giardino incantato
(campo lungo, una cittadina felice, cielo azzurro, bambini che giocano, casette con giardino e garage)
Le banche erogano mutui a fronte di interessi. Sui mutui che la gente onora (la maggior parte) le banche fanno i loro guadagni.
Le banche commercializzano i titoli derviati: cosa sono? Sono titoli in cui ciò che si compra non è l’azione o l’obbligazione stessa (poniamo un’azione della Fiat), ma l’impegno a comprare, ad una certa data e a un certo prezzo, l’azione Fiat. Significa che io pago oggi una piccola quota (poniamo il 10% del valore dell’azione Fiat), impegnandomi (e quindi indebitandomi) a comprare tra un certo numero di giorni e ad una certa cifra quell’azione.
In realtà ci sono vari tipi di derivati, la cosa è più complessa, ma diciamo così per semplificare. Esistono poi i derivati dei derivati, e così via.
Atto secondo: avvisaglie
(dettaglio, zoommando su un particolare del quadretto, si nota una piccola crepa accanto alla finestra e, sul vetro, l’occhio attento può scorgere il riflesso di una nuvola grigia, pesante)
C’e’ una percentuale di mutui che, emessi dalle banche in modo poco trasparente (diciamo cosi’, per non parlare d’altro), non sono onorati e quindi rappresentano una perdita per le banche.
Su molti di questi e di altri crediti simili che le banche vantavano, esse hanno anche emesso dei titoli derivati, cioè incassando soldi subito piu’ l’impegno a comprare questi titoli.
Atto terzo: sotto il tappeto
(si intravede un certo movimento dentro alla casa della crepa, un’agitazione sottesa, trattenuta, che non trapela dal di qua del vetro. Come se i proprietari stessero nascondendo qualcosa)
Se quel credito diventa inesigibile, che succede? Non solo la banca non rientra del suo credito, ma chi aveva comprato titoli derivati (e derivati di derivati) basati su crediti inesigibili, si trova in mano niente.
Qual e’ stata la geniale soluzione delle banche per rientrare ugualmente anche di questi soldi? Impacchettare questi mutui e altri crediti inesigibili (che magari avevano a loro volta comprato sbagliando) come azioni/obbligazioni che hanno venduto a società, investitori privati, amministrazioni pubbliche che pensavano di comprare normali azioni/obbligazioni, anche garantite dalla serieta’ della banca. Si chiama cartolarizzazione. Ma erano ovviamente carta straccia (i cosiddetti titoli tossici), cioe’ crediti che la banca gia’ sapeva essere non riscuotibili ma, cosi’ facendo, cioe’ vendendoli ad altri, la banca ha recuperato buona parte di quelle perdite.
I titoli tossici ora non valgono più nulla.
Atto quarto: l’esplosione
(per primo si frantuma il vetro della casa con la crepa, ma è un attimo, tutte le case intorno deflagrano, esplodono, vanno in frantumi)
Esplode la crisi finanziaria, perche’ tutte le società, imprese, investitori privati e pubbliche amministrazioni che avevano acquistato questi titoli tossici si ritrovano in mano zero. Molti di questi titoli erano stati comprati dalle società con i soldi degli accantonamenti pensionistici obbligatori dei lavoratori, cosicché tutti si ritrovano senza una lira e alcuni anche senza pensione.
Atto quinto: l’apoteosi
(il responsabile del danno riceve il premio)
Dato che, una volta svelato l’inganno, nessuno vuole più comprare questi titoli tossici, la banca centrale americana (Fed) e gli Stati cosa fanno? Un esempio è il piano Geithner (il ministro del tesoro di Obama): per indurre il capitale privato a investire in titoli tossici, Geithner offre 86 dollari in prestito + 7 dollari come capitale di rischio per ogni 100 dollari di titoli comprati, lasciando ai privati l’onere di metterne solo 7.
Significa che, se il prezzo dei titoli sale, gli investitori privati si prenderanno il 50% dei guadagni, se scende i privati devono assorbire solo 7 dollari di perdite.
È un enorme sussidio che trasferisce la maggior parte del rischio sul contribuente.
Un esempio: Citigroup e Goldman posseggono entrambi 100 miliardi di dollari degli stessi identici titoli tossici. Grazie al piano Geithner, con soli 7 miliardi di investimento Citigroup può comprare i titoli di Goldman. La quale ricambierebbe investendo 7 dei 100 miliardi di dollari che riceve comprando 100 miliardi di titoli tossici da Citigroup attraverso il piano Geithner. Il risultato è che, in cambio di 100 miliardi di titoli tossici di dubbio valore, entrambe le banche ricevono 93 miliardi in contante, mantenendo il diritto a ricevere il 50% di qualsiasi possibile apprezzamento di questi titoli. Un vero affare.
A pagare il conto è ovviamente il contribuente.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2077763
In parole povere.
Se io sono una banca molto aggressiva e concedo 10 mutui subprime rischio solo per quei 10 mutui. Il cliente non mi paga, metto a bilancio la perdita, se ho una struttura solida che mi consente di sopportare la perdita bene, se invece non sono solido fallisco, punto e basta. Fallisco io ma non metto in crisi l’intero sistema.
Viceversa se io “cartolarizzo” questo mutuo rivendendomelo e con il ricavato di questi soldi acquisto futures su una determinata azienda che a sua volta fa un aumento di capitale sul mercato per far fronte a debiti bancari che altrimenti non riuscirebbe a pagare… e allora capisci che se quello del mutuo non mi paga salta tutto. (http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080929211559AAvi6IQ)
A quel punto intervengono gli Stati (abbiamo visto gli Usa, mentre i paesi europei sono intervenuti ciascuno a modo proprio, ma con tecnichechi più chi meno simili) regalando soldi a chi si compra quei titoli tossici per far sì che diventino nuovamente appetibili (e certo, se ti regalano dei soldi per comprarli e a rischio zero!).
Ma per far questo gli Stati dove prendono i soldi? Si indebitano emettendo obbligazioni statali, cioè titoli che oggi vendono e che, a scadenza, dovranno ripagare con gli interessi, quindi aumentando il debito pubblico, che ovviamente è a carico dei cittadini.
Atto sesto: ancora da scrivere
4 paola // Feb 22, 2010 at 7:56 pm
http://www.spiritocritico.it/signoraggio_wiki/index.php?title=Wikisaggio_sul_Signoraggio
5 paola // Feb 23, 2010 at 6:00 pm
cospirazione o meno, ecco com’e’ facile manovrare un paese http://www.facebook.com/notes/informare-per-resistere/attacco-alleuro/322686926266
6 paola // Feb 25, 2010 at 2:21 pm
Le “crisi” sono pure costruzioni dei finanzieri per poter lucrare una volta qui una lì.
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I corsari attuano un gioco estremamente semplice: illuminano con i fari di un’informazione prezzolata un punto debole a piacimento, mettendo in ombra tutti gli altri, e speculano su di esso. Due settimane fa è toccato ai titoli greci, poi a quelli portoghesi (facendo andare semi-deserte le aste) ed infine ai titoli spagnoli. Con tecniche di guerriglia si è attaccato un nodo dopo l’altro e, tramite un’operazione tanto semplice quanto veloce, si è guadagnato sulla fluttuazione dei titoli obbligazionari e dei CDS dei corrispondenti paesi.
http://www.facebook.com/?ref=logo#!/notes/informare-per-resistere/tecniche-di-guerriglia-finanziaria-come-far-giocare-i-bimbi-con-una-bomba-a-mano/326669906266
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