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La bohème digitale tedesca

December 14th, 2008 · 2 Comments

La bohème digitale tedesca. Kathrin Passig, Sascha Lobo, Holm Friebe, Mario Sixtus

Care ragazze,
è da tempo che provo a scrivere della bohème digitale tedesca. Come spiegarvi? Welten, mondi, mondi tra noi e loro. Noi provincia della provincia dell’impero e loro lì tranquille a creare significati.
Quali? Momento, andiamo con ordine.
È di qualche giorno fa la notizia che nemmeno su internet gli italiani se la passano bene .
“I dati Eurostat riferiti alle attività svolte online dagli utenti, indicano che gli italiani non considerano il commercio elettronico, diffidano dell’internet banking, utilizzano poco i servizi della pubblica amministrazione e non approfittano della rete nemmeno per cercare un posto di lavoro“.
A un paio di ragionevoli ore di distanza aerea da noi, invece, nella rete, nel web 2.0 o chiamatelocomevipare succede di tutto e di più.
La rivoluzione? No, ma certo una fuga collettiva degna di questo nome. Che a qualche nuova spiaggia ha portato.
Sascha Lobo e Holm Friebe sono sopravvissuti al K.O. della new-economy. Si sono conosciuti in rete e insieme ad altri meritevoli soggetti hanno fondato la ZIA, Agenzia Centrale Intelligenza che promuove progetti propri e ne offre alle imprese. I loro servizi sono un misto di giornalismo, economia, scienza e arte. Vi chiederete, e che vuol dire? Potrebbe spiegarcelo la BMW che se ne è avvalsa.
Holm Friebe e Philipp Albers presentano qui, in inglese, l’agenzia

Non contenti di aver messo su questo baraccone, Holm Friebe e Sascha Lobo hanno scritto a quattro mani il libro: Wir nennen es Arbeit (Noi lo chiamiamo lavoro), Heyne, settembre 2006. Sta uscendo adesso l’edizione tascabile.
Nel giugno 2006 il loro super blog collettivo (per capirci: 5.000 visite al giorno) riesenmaschine.de ha ricevuto il premio Grimme Online Award (sezione Cultura e intrattenimento) e, sempre nel giugno 2006, a Kathrin Passig, co-fondatrice della ZIA e di riesenmaschine.de, traduttrice e autrice, è stato conferito a Klagenfurt il premio Ingeborg Bachmann.
Ai media tradizionali, giornali, radio e televisioni, è preso un coccolone. Non sapevano e non capivano da dove venisse tutto questo. Stanno ancora cercando di riprendersi. Alcuni con successo, come il canale televisivo ZDF che si è assicurato i servizi di Elektrischer Reporter.

Il lavoro _collettivo_ di queste persone, nelle modalità che si sono via via date, ha portato alla definizione di contenuti e linguaggi che sono schizzati fuori dalla rete e hanno invaso la realtà di chi dormiva sonni tranquilli. Queste persone, sostenute certo da uno stato sociale che ha smesso di offrire ostriche e caviale, ma pur sempre garantisce pranzo e cena (e un tetto sul capo), riempiono di significati la loro esistenza, costruendo nella rete e fuori di essa, modelli di produzione e lavoro mai visti prima, basati sul riconoscimento e il rispetto dell’altro, sulla necessità dell’altro.

Basta così, vi lascio all’intervista di Mario Sixtus a Holm Friebe e Sascha Lobo (in tedesco).

Unica nota per Sascha Lobo: la cresta rossa sì, stupenda, ma i baffi no, non ci siamo proprio.

Buona notte e buona fortuna

Elenaa

Tags: attualità · lavoro autonomo · libri · traduzione

2 responses so far ↓

  • 1 vale // Feb 12, 2009 at 10:43 am

    dalla pagina del libro su amazon.de: “Die digitale Bohème verzichtet dankend auf einen Arbeitsvertrag und verwirklicht mit neuen Technologien den alten Traum vom selbstbestimmten Leben”.
    verzichtet dankend? ma su quale pianeta siamo?

  • 2 Manifesto per Internet: 17 punti sul giornalismo e l’informazione // Dec 22, 2009 at 10:09 am

    [...] anno fa scrivevo in modo sicuramente imperfetto della bohème digitale tedesca. Ora sempre dalla Germania e dai blogger tedeschi arriva il Manifesto Internet, del settembre [...]

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