Scontri a Piazza Navona – 29 ottobre 2008

Piazza Navona. 29 ottobre 2008. Ragazzini presi a cinghiate e signori in giacca e cravatta

Care ragazze,
lo confesso, il 29 ottobre ero a Piazza Navona.
La sera prima la diretta su GrParlamento della seduta nel Senato della nostra Repubblica sulla legge di quella scemadiguerra della signorina Gelmini mi aveva depresso a tal punto che non riuscivo a lavorare. Meglio uscire e andare a manifestare il mio profondo dissenso.
Così la mattina del 29 ottobre sono andata sotto il Senato.
Si fa per dire. Palazzo Madama era circondato dalle forze dell’ordine, con scudi e caschi antisommossa.

Piazza Navona era piena di ragazzini intorno ai 15 anni. Moltissimi pigiati nella stradina della Corsia Agonale che sta proprio davanti al Senato. Sembrava di essere su un autobus all’ora di punta.

Mi sono messa tra una panchina di marmo e un lampione, guardando il Senato; davanti a me, di lato a sinistra, il camion dei Cobas, che erano lì, come annunciato.
Non mi piaceva l’atmosfera, gli e le adolescenti intorno a me non urlavano gli slogan di qualche giorno fa.

Sulla mia destra stava avanzando un camioncino bianco intenzionato a fermarsi proprio alla fine di Corsia Agonale.

Ecco l’allegra compagnia del camioncino bianco:

Dal camion dei Cobas qualcuno improvvisamente ha urlato che stavano caricando. Ho pensato: “La polizia”, e ho cercato di calmare le ragazzine che erano intorno a me, dicendo loro di non mettersi a correre, che si sarebbero fatte male. Non mi hanno (giustamente) dato retta e mi hanno scaraventato, cadendomi addosso e in parte calpestandomi, sulla panchina.
Ho pensato: “Stavolta non ne esco intera”.
In pochi minuti è avvenuto tutto: non era la polizia a _caricare_ ma i ragazzoni del camioncino bianco con il viso coperto o scoperto, con cinghie e fibbie di ferro, che picchiavano chiunque capitasse loro a tiro. Usavano i caschi come mazze. Un gruppo di cinque o sei prodi si è concentrato su un ragazzo a terra, prendendolo a pugni e calci. L’ho visto rialzarsi e scappare con il sangue che gli colava dal viso, mentre continuavano a prenderlo a cinghiate. Tremavo come una foglia (sono una non-violenta per natura, mica per convinzione). Ho iniziato a urlare di smetterla, come se potesse servire. Vicino a me un’altra signora, mia coetanea, chiedeva chi fossero quei picchiatori, perché a suo dire, _c’avevano la tecnica a suonarle_.
Ho urlato: “Ma dov’è la polizia? Stanno picchiando dei bambini!!”

Attacco-ai-bambini-di Piazza-Navona-29-ottobre-Flavia-Fasano
Foto di www.flaviafasano.com

Attacco-ai-bambini-di Piazza-Navona-29-ottobre-Flavia-Fasano
Foto di www.flaviafasano.com

Dopo è tornata una calma strana. Surreale a dir poco.
Volevo andarmene, ma l’animo della professoressa _precaria_ che è in me, ha vinto. Come facevo a lasciare quella classe di centinaia di piccoletti e piccolette sola di fronte a quegli scatenati?
La classe-piazza avrebbe voluto che gli energumeni se ne andassero. Ho cercato per quello che potevo di far ragionare un po’ tutti. Avevo paura, per loro e per me: i ragazzotti del camioncino ci avrebbero massacrati.

Mi chiedevo: “Come è possibile che restino qui? ma di tanti poliziotti in giro, neanche uno che venga a portarli via?”
Davanti a me c’era uno struscio di strani personaggi: signori in giacca e cravatta, cinquantenni, uno dei quali zoppo e accompagnato da un’affascinante signora, in pantaloni, completo scuro. Andavano tutti dai ragazzoni del camioncino bianco e parlavano amabilmente con loro. Il signore e la signora mi saranno passati davanti almeno tre volte.
Poi ne sono arrivati una decina, in processione, vestiti sportivi, tra i quaranta e i cinquanta. Indovinate chi? Avevano pure i walkie-talkie. Hanno parlato con i giovanotti del camioncino bianco e poi se ne sono andati.

Dopo poco è arrivata un’autombulanza vuota, dalla destra della piazza, che si è messa dietro il camioncino bianco, che piano piano è partito e, superando il camion dei Cobas, se ne è andato, seguito da una trentina di ragazzi urlanti. Dietro di loro l’autombulanza vuota.
Ho pensato: “Finalmente se ne vanno, scortati”. Con calma mi sono diretta verso Corso Vittorio Emanuele per tornare a casa e ho visto arrivare un corteo.
Ho pensato: “Saranno i fratelli maggiori dei ragazzini picchiati poco fa, giustamente straniti”.
Ho urlato: “Se ne sono andati!!”.
E invece no.
Il camioncino era ancora in piazza. Perché?
Sapete bene cosa è successo dopo.

Ora, delle due una: o chi ci governa, nella persona di Nitto Palma, ci fa o c’è.
Oppure pensa che noi ci siamo.

Voi, care ragazze, che dite?

Buona notte e buona fortuna

Elena

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5 Comments so far ↓

  • Il silenzio è d’oro « tastiere consumate

    [...] certo, in teoria questo non avrebbe dovuto trattenermi dallo scrivere qualcosa; però posso dire che nel frattempo mi sono resa utile, anche se non so bene a chi, iscrivendomi a faccialibro, traducendo due mazzi di carte, leggendo notizie sui blog di chi al contrario di me ha senso di responsabilità e scrive… [...]

  • the_darkside

    Ciao, ho letto il tuo blog. E sono indignato, indignato perchè hai completamente travisato la realtà. In questo periodo il Blocco sta girando per le università diffondendo un dossier in cui vengono mostrati spezzoni inediti (da matrix e la7) delle durata complessiva di circa 20 minuti.
    Sono stati gli studenti dei collettivi capitanati da un certo Luca di Blasi a caricare (i giornalisti fuggivano e dicevano, vedendoli arrivare “questi caricano, via via, preso, si all0ntani signora, questi caricano”).
    Questo ha urlato alla polizia di cacciare gli studenti del blocco dicendo “allora che ci fanno li questo pezzi di merda? ci riprendiamo ciò che non gli appertiane? questa protesta è nostra”.
    Non solo non ci sono ragazzini di 15 picchiati o interviste relative, ma fra i feriti e gli arrestati non sono presenti ragazzi con età inferiore ai diciottani. Fra gli arrestati ci sono circa 45 persone di cui 21 del blocco con età inferiore ai 23 e 24 di sinistra fra cui un dirigente 24enne di rifondazione. Ci sarebbe tutto un discorso da fare di quello che c’era nel video (la sinistra antagonista è capace di dire assurdità mai sentite, ho sentito Flavia D’angeli che prima diceva “quelli del blocco le hanno prese, sono tornati indietro per riprendere fiato” e poi davanti le telecamere pronunciare “30 fascisti quarantenni hanno attaccato i nostri ragazzi”!
    Quelli del blocco, come testimoniano le immagini del dossier e le interviste ai capi della polizia (vedi quella del tg1) sono rimasti in attesa della carica grindando “che non si lasceranno cacciare, mai, dobbiamo essere uniti”…nessuno gli ha ascoltati. Un articolo di repubblica il giorno dopo asseriva che fra gli studenti giravano coltelli, non è stata trovata nessuna lama fra gli arrestati, la notizia è stata poi smentita. Per non parlare delle immagini in cui codoni anti-fascisti impedivano agli studenti del blocco di manifestare… sono arrivato a questo blog tramite un sito internet e volevo dire la mia, anche perchè le immagini ci sono e io le ho viste con questi occhi e mi sono spaventato, spaventanto perchè i giornali mi avevano fatto pensare tutt’altro…

  • the_darkside

    scusa, il dirigente di rifondazione ha 34 non 24

  • Elena

    Ciao the_darkside,
    la prima cosa che mi viene da chiederti è: perché non firmi con il tuo nome?
    Complicato interloquire con un’entità non meglio definita, se non da uno pseudonimo poco allegro (ammettiamolo “il lato oscuro” mica fa ridere). Scrivi che sei indignato (sei un ragazzo?) perché ho travisato la realtà, ma poi non spieghi come l’ho travisata.
    Io ero a Piazza Navona quel giorno e nel post ho raccontato quello che ho visto e vissuto. Niente di più e niente di meno. Rileggilo.
    Cosa ti indigna? Non l’ho capito.
    Quel giorno a Piazza Navona i ragazzi del blocco – che fino a quel momento non sapevo nemmeno esistesse – hanno fatto ciò che io racconto. Volevano entrare in Piazza con il camioncino bianco e ci sono riusciti – con le cattive però.
    Il punto the_darkside è perché hanno potuto farlo, indisturbati. Il punto è come mai quel camioncino è entrato in Piazza Navona, piena di adolescenti, senza essere stato autorizzato. Il punto è perché le forze dell’ordine hanno tollerato per un’ora abbondante una situazione insostenibile e perché poi non hanno fatto uscire del tutto il camioncino del blocco dalla Piazza, ma l’hanno fatto solo spostare in attesa del gruppo di universitari arrivati a fine mattinata.
    Prova a rispondere a queste domande prima di indignarti con me, che sto qui, con nome e cognome e tanto di fotografia.
    Se vai a scuola o all’università preoccupati di capire cosa il governo attuale sta facendo al diritto allo studio – anche tuo diritto -, e, se lo reputi giusto, protesta a viso scoperto, senza violenza, senza bastoni, senza cinghie e caschi, con la consapevolezza e la forza della ragione che avrai acquisito.
    Vi stanno rubando il futuro, the_darkside, anche il tuo. Riprendetevelo.
    Ciao
    Elena

  • Elena

    Dimenticavo: devo un commento a res_magna che scrive “p.s: una testimonianza da una che nel suo blog ha anti-fascismo fash propr rid”-

    Caro/cara res_magna,
    a te e ai giovani come te le righe che seguono. Una bella lettera d’amore a una donna e a un paese.

    “Diana cara,
    la vita che doveva cominciare è terminata per me anzitempo. Ma durerà nel ricordo.
    Ti amo, Diana. Il tuo compagno se ne va.
    Se ne va dopo aver amato libertà, giustizia.
    Se ne va dopo aver amato te tanto, tanto.
    Ma tu devi vivere. Devi vivere perché questo è il mio ultimo desiderio. Devi vivere e il mio ricordo deve essere un incitamento nella vita.
    Non bisogna che tu ne sfugga. Ti sarò comunque vicino, lo so e lo sento. Vicino a te ed a tutte le persone care.
    Muoio in piedi.
    Sappilo e ricordami così.
    Ti amo tanto
    Paolo”

    Paolo Vasario, detto Diano, scrisse questa lettera, fu medico condotto, tenente medico dell’Esercito e dal settembre 1943 partigiano nella Brigata Garibaldi C. Pisacane 105ª.
    Catturato il 12 luglio 1944 durante una missione nei dintorni di Torino, fu processato e fucilato alle 22.00 dello stesso giorno. Aveva 33 anni.

    La lettera è in “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” – una raccolta che potresti leggere per imparare qualcosa da chi per la giustizia e la libertà s’è fatto ammazzare, giovane, giovanissimo, magari come te, e in piedi.

    Poi spiegati cosa c’è da ridere.

    Elena

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