Navigando in rete scopro che ne hanno scritto in tanti. Se avete un po’ di tempo troverete tutte le informazioni del caso, sul caso Micah P. Hinson. Per parte mia posso dire che sono stata a un suo concerto, l’inverno scorso, al Circolo degli artisti a Roma.
Lì ho scoperto (non avevo fatto ancora le ricerche in rete) che la voce profonda, di cinquantenne –minimo – un po’ alterata da più di qualche bicchiere di sostanza alcolica, appartiene a un bravo ragazzino con gli occhiali, i pantaloni stirati e la camicetta a quadri. Potrebbe essere mio figlio, ho pensato, e se ne va in giro con quella voce come se nulla fosse. Cavolo. M’è preso un accidente.
Ora va meglio e quando sento Patience o Don’t you forget, mi metto a ballare e cantare e alzo il volume al massimo – pur essendo in genere molto disciplinata, se ascolto Micah P. Hinson mando le buone maniere e il vicinato a farsi benedire. Mi auguro di cuore che vi accada lo stesso. Beneath the rose.
Buona notte e buona fortuna
Elena











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