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Enrico Berlinguer – anche lui “Come un uomo sulla terra”

June 11th, 2009 · No Comments

A Dag

Care ragazze,
esattamente due settimane fa andavo a vedere con la mia amica vivicomeparli un film documentario che mi ha tolto il fiato. Si intitola “Come un uomo sulla terra“.
Da allora penso agli occhi di Dag, il ragazzo che nel film racconta e fa raccontare le storie agli altri protagonisti, donne e uomini che hanno attraversato il deserto in un container, sono stati in prigione, hanno subito violenze, solo perché nati e nate dalla parte sbagliata del Mediterraneo. Penso a Dag, che non ha raccontato la _sua_ storia, ma la Storia, quella che non troverete nei manuali delle fondazioni scolastiche prossime venture.
Penso alla forza e al coraggio che ha avuto e che ha e, se queste parole hanno un senso e un valore [se non ora, quando?] gli esprimo tutta la mia ammirazione, rispetto e ringraziamento.

Sono una signora di una certa età e quando Enrico Berlinguer è morto ero giovane. Non andai ai suoi funerali e me ne pento ancora. Enrico Berlinguer è morto l’11 giugno 1984, nemmeno questo troverete nei manuali di storia prossimi venturi, quindi imparate _ora_ a ricordare.
Gli occhi di Berlinguer erano come gli occhi di Dag oggi, neri forti caparbi, resistenti. Avevano e hanno ben chiaro dove è la linea di confine tra ciò che è giusto e ciò che giusto non è, e lo dicono.
Come un uomo sulla terra, ma non tutti ci arrivano davvero su questa terra e non tutti sanno cosa voglia dire essere un uomo [o una donna].
Non è stato facile scegliere di mettere il video qui sopra, ci ho pensato bene, guardatelo con attenzione.

Non so scrivere epitaffi perché non mi piace. Bisogna trovare il modo per ricordare, però. Ecco il mio.

“(…) Una trasformazione rivoluzionaria può essere avviata nelle condizioni attuali solo se sa affrontare i problemi nuovi posti all’Occidente dal moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. E ciò, secondo noi comunisti, comporta per l’Occidente, e soprattutto per il nostro paese, due conseguenze fondamentali: aprirsi ad una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l’illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.
Ecco perché una politica di austerità, di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una necessità irrecusabile da parte di tutti ed è, al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la società nelle sue strutture e nelle sue idee di base.
Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerità, invece, deve avere come scopo – ed è per questo che essa può, deve essere fatta propria dal movimento operaio – quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova.
[...]
Da tempo noi comunisti cerchiamo di richiamare l’importanza e di far prendere coscienza di questi dati oggettivi della situazione del mondo e dell’Italia. Tuttavia, ancora oggi molti non si sono resi conto che adesso l’Italia si trova oramai – ma io credo, prima o poi, anche altri paesi economicamente più forti del nostro si troveranno – davanti a un dilemma drammatico: o ci si lascia vivere portati dal corso delle cose così come stanno andando, ma in tal modo si scenderà di gradino in gradino la scala della decadenza, dell’imbarbarimento della vita e quindi anche, prima o poi, di una involuzione politica reazionaria; oppure si guarda in faccia la realtà (e la si guarda a tempo) per non rassegnarsi a essa, e si cerca di trasformare una traversia così densa di pericoli e di minacce in una occasione di cambiamento, in un’ iniziativa che possa dar luogo anche a un balzo di civiltà, che sia dunque non una sconfitta ma una vittoria dell’uomo sulla storia e sulla natura”

E. Berlinguer, Attualità e futuro, dai discorsi di Enrico Berlinguer al Teatro Eliseo di Roma (1977) e al Teatro Lirico di Milano (1979), Supplemento al numero 136 dell’11 giugno 1989 dell’Unità, pp. 25-27.

Buona notte e buona fortuna

Elena

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