March 27th, 2008 · No Comments · attualità

Il voto utile

Non ce la faccio a stare zitta, non ci riesco. Le persone che incontro, amiche e conoscenti, mi chiedono “Ma tu che voti, che farai a queste elezioni?” non tanto per saperlo davvero, quanto per poter dare sfogo al disagio che provano.
Chiarisco che le persone che mi pongono questa domanda sono perlopiù appartenenti all’elettorato di sinistra.
Parlano, parlano e parlano del _voto utile_, dando per scontato che il voto utile è quello per Veltroni, per il PD, e che quello _inutile_ è per la Sinistra l’Arcobaleno.
Altro ritornello che ripetono (ciao Rosario, ciao Carmine): il nuovo, dobbiamo provare qualcosa di nuovo, dargli una possibilità.

Veltroni è nuovo?

Su Veltroni ho una mia personalissima opinione, maturata nei miei venticinque anni di partecipazione più o meno attiva, come militante di base, alla vita di quel partito che una volta era il PCI e poi è diventato DS: Veltroni è buono, bravo e giusto, non ha dubbi, incertezze, domande cui non riesce a rispondersi.
Il significato della parola autocritica gli è del tutto sconosciuto.
Quando era segretario del partito cui anch’io ero iscritta, senza il minimo tentennamento dichiarò al Congresso di Roma che lasciava il partito perché aveva capito che la sua missione era fare il sindaco. Lasciava il partito ai suoi minimi storici e, vi giuro che lo ammirai per questo, _non_ proferì _una_ parola di autocritica. Nulla.
Beato lui. Lo penso davvero. Che potere no? che forza concede non avere il beneficio del dubbio.

Io sono letteralmente preda dei dubbi, sempre, su qualsiasi cosa.
Probabilmente in virtù della maturità data dagli anni che ho vissuto, che mi permettono di affermare serenamente che _non_ sono giovane, ho capito che nulla, proprio nulla esiste che sia di per sé buono, bravo e giusto. Che qualunque scelta, nella vita privata come in quella pubblica o politica, prevede una rinuncia, un costo e un rischio (un prezzo da pagare). Che le capacità di cui disponiamo, forse, non sono sufficienti a risolvere i problemi (privati e/o pubblici), perché questi sono ben più grandi di dette capacità come della buona volontà di cui ci dotiamo.
Ciò non significa rinunciare a decidere e ad agire, ma farlo giocando a carte scoperte, non mentendo (soprattutto a se stesse) e consapevoli che il miglior modo e mondo possibile è quello che sinceramente ammette il suo limite.

Voto utile? Ma come ci si può fidare di chi presenta la realtà in modo così semplice e semplificato? Come è possibile che le persone che stimo, improvvisamente, nonostante la loro storia personale dimostri l’esatto contrario, credano che la realtà sia modificabile solo grazie alla buona volontà e ai buoni sentimenti? Ma che vuol dire We can? Ma che vuol dire?

La Sinistra l’Arcobaleno, diciamocelo, è un accrocco.
Tre partiti: Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi, insieme a Sinistra democratica che partito non è. Un candidato premier che avrebbe fatto meglio a cedere con eleganza il posto a una donna (e a me Fulvia Bandoli sarebbe piaciuta tantissimo).
Un accrocco che però mi rappresenta. Ho letto il programma e seppure di solo lavoro dipendente e di precariato si parla (non sono annoverabile né all’uno né all’altro – noi traduttrici _tecniche_ siamo bizzarre e rientriamo nel buco nero della Gestione separata INPS ovvero professioniste senza albo od ordine, di cui _nessuno/nessuna_ parla), mi rappresenta sui temi della politica estera (PD e PDL sono ancora convinti che l’Italia esista senza nulla intorno), dell’autoderminazione femminile, dell’ambiente, della scuola e della laicità dello Stato.

Alla fine sapete quale è il punto? Veltroni deve prendere i voti del centro e della destra se ne è capace, il PD è la nuova DC, e va benissimo, posso solo augurargli Buona fortuna.

Il mio utilissimo voto andrà a chi mi rappresenta, la sinistra.

Buona notte e buona fortuna

Elena

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