February 16th, 2008 · No Comments · musica, principi e principesse

Germana, la mamma di Giovanna, compagna di scuola di mio figlio, mi ha telefonato ieri sera mantenendo la promessa fatta: trovato il biglietto per il concerto di Ambrogio Sparagna e dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica Bbella fatte chiamà – canti d’amore della campagna romana, datomi ieri l’altro per introvabile, tutto esaurito. Cavolo, le nove di sera, una giornata davanti a una tabella Excel (7892 posizioni) che sta rovinando il poco rimasto di decimi e centesimi degli occhi miei, e il torpore dei quarant’anni dato per vincente.
“No, non ce la farò mai!”, “Ho già comprato il biglietto” dice Germana offrendomi l’insperata ancora di salvezza. In 5 (cinque) minuti mi preparo (rossetto incluso), il SEO-Prinz si offre (ma non aveva scelta) di accompagnarmi al Teatro del Lido nella Toyota Carina verde che guida solo lui (non ho la patente) e dopo 15 minuti dal salone di casa atterro di fronte al signore sempre tanto elegante e distinto della bigletteria che mi chiede “Sei Elena?”. “Oui, je suis Elenà” e mi lascia passare. Mi siedo accanto a Germana e il concerto inizia.
Direzione Ambrogio Sparagna
Voci: Raffaello Simeoni, Anna Rita Colaianni, Alessandra Del Monti, Susanna Ruffini, Arianna Rumiz, Claudia Scalmana
Mandola, mandolino, mandoloncello: Mimmo Epifani
Organetti: Clara Graziano, Monica Neri, Silvia Gallone
Violoncello: Redi Hasa
Percussioni: Valentina Ferraiuolo (che se non è salentina, dovrebbe naturalizzarsi), Riccardo Laganà

Io non so parlare di musica, non saprei nemmeno parlare di quadri. Mi mancano i termini e i parametri di riferimento. Allo stesso tempo non mi basta dire: mi piace.
Mi sono divertita, anche se dovevo star seduta e muovere impropriamente il corpo che avrebbe voluto ballare. Perché mi è piaciuto il concerto? Intanto ci sono gli organetti e i tamburelli che fanno melodia (Oddio che dico) e ritmo. Ritmo che gira, si abbassa e si alza, ma soprattutto gira, gira, gira (e io appresso a lui). Ogni tanto distinguo questo o quello strumento, ma mi piace soprattutto il gioco che _insieme_ fanno loro, i musicisti e le musiciste, i e le cantanti. Il prodotto di un impegno collettivo.
Mi piace Ambrogio Sparagna, che spiega al pubblico come nasceva la poesia di chi non sapeva né leggere né scrivere, dai pastori che popolavano le campagne laziali, dagli emigranti che lasciavano la terra della loro miseria. Alla rondine chiedevano di portare i messaggi e un nastro di tutti i colori annodato al polso era la loro prova d’amore.
Semplice no?

Buona notte e buona fortuna

Elena
Ambrogio Sparagna

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